Il diritto all’oblio è ancora molto dibattuto a livello globale, in parte a causa dei conflitti nella sua interpretazione, in parte a causa delle questioni pratiche relative alla sua attuazione e, in parte, anche a causa della “non esistenza” di una dead line precisa per esercitarlo. Questo diritto, per iniziare, deriva dal diritto di cancellazione, un principio di lunga data nelle leggi europee sulla protezione dei dati. Dalla direttiva UE del 1995 sulla protezione dei dati, le persone hanno il diritto di ottenere la cancellazione di tutti i dati personali che le riguardano quando abbandonano un servizio o chiudono un account. Tuttavia l’interpretazione del diritto all’oblio, complice anche l’arrivo dei social network, è stata ampliata sulla scia di una sentenza storica della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2014 nel caso di un cittadino che voleva cancellare notizie da Google .
Il caso Google Spain e le preoccupazioni derivate dalla sentenza
Nel caso “Google Spain”, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea stabilì che, oltre al diritto alla cancellazione, gli utenti avevano anche il diritto alla deindicizzazione.
Ciò significa che potevano richiedere ai motori di ricerca di rimuovere determinati link, in cui comparivano i loro nomi, se i risultati contenevano informazioni personali “inadeguate, irrilevanti, non più pertinenti o eccessive.”
Questa sentenza, neanche a dirlo, già nel 2014 sollevò una serie di preoccupazioni, in particolare per quello che riguardava la sua attuazione pratica da parte dei motori di ricerca.
Nel 2015, un anno dopo, Google istituì un consiglio consultivo sul diritto all’oblio atto a sviluppare raccomandazioni per realizzare il bilanciamento tra il diritto alla privacy di un individuo e l’interesse del pubblico all’accesso alle informazioni.
Il diritto all’oblio a livello globale
Dal 2014 al 2018, come riportato dai suoi dati statistici, Google ha ricevuto ben 2,4 milioni di richieste di deindicizzazione degli URL, ponendo l’azienda davanti alla grande sfida di conformarsi, nel limite del possibile, alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Il diritto all’oblio, oltre a preoccupazioni per Google, ha suscitato notevole interesse e timore in molti Paesi del mondo, dall’India al Brasile, passando per il Canada, soprattutto tra i tribunali, i politici, le aziende e la società civile.
Una delle tesi dei critici del diritto all’oblio, per esempio, sostiene che, alla lunga, questo diritto porterà alla rimozione di molti contenuti online, danneggiando così la libertà d’espressione e altri diritti umani.
Oltre a ciò, non avendo una dead line precisa, per un utente è difficile capire fino a quando Google, o un altro motore di ricerca, è disposto ad accordargli il diritto di essere dimenticato e a cancellare gli URL che contengono il suo nome e altre informazioni personali.